Scommesse MMA legali in Italia 2026: ADM, Federkombat e mercati non-AAMS

Updated Ottobre 2026
Licensed
usAvailable in US
Fast payouts
18+ Only

Sede dell'ADM a Roma con bandiera italiana al tramonto, scommesse MMA in Italia 2026

La prima volta che ho provato a piazzare una scommessa su un main event UFC da un conto italiano, era il 2018 e mi sono trovato davanti a un palinsesto vuoto. Non c’era. Non c’era proprio. Lottomatica, Sisal, SNAI: nessuno offriva l’incontro. Da allora seguo professionalmente il mercato delle scommesse MMA per il pubblico italiano, e la domanda che ricevo più spesso non è cambiata di una virgola in sette anni: scommettere su UFC dall’Italia, oggi, è legale o no?

La risposta richiede di distinguere tre cose che vengono spesso confuse. Il quadro normativo italiano sulle scommesse sportive a quota fissa, regolato dall’ADM, vale circa 19,2 miliardi di euro di raccolta nel 2025 e produce un gettito superiore ai 622 milioni. È un mercato enorme. Dentro questa cornice, l’MMA non è vietata: semplicemente non è inclusa nel palinsesto dei concessionari. Il 13 novembre 2025 è entrata in vigore la Fase 2 del nuovo regolamento ADM con 52 concessioni distribuite a 46 operatori, e nessuna di queste concessioni ha portato UFC nel listino italiano.

In questo articolo metto in fila tutto quello che ho imparato sul tema: come funziona davvero il quadro legale, perché Federkombat ha sostituito FIGMMA dal 2022, cosa succede se scommetti da un operatore non-AAMS, quali sono i rischi reali e quali quelli inventati dal sentito dire. Niente raccomandazioni di operatori specifici. Solo il funzionamento del sistema, scritto da chi ci lavora dentro.

Indice dei contenuti
  1. Pari sportivi a quota fissa: come l’Italia è arrivata qui
  2. Concessioni ADM, panoramica della Fase 2
  3. Perché l’MMA non compare nel palinsesto AAMS
  4. Regolazione MMA in Italia, panoramica
  5. Operatori internazionali, panoramica
  6. Rischi del non-AAMS e tutela dello scommettitore
  7. Tassazione delle vincite per i residenti in Italia
  8. Cronologia delle novità 2025-2026

Pari sportivi a quota fissa: come l’Italia è arrivata qui

C’è un pezzo di storia che quasi nessun gestore di sito di scommesse racconta, e senza quel pezzo non si capisce niente del presente. Le scommesse a quota fissa in Italia, come le conosciamo oggi, nascono in modo strutturato a partire dai primi anni Duemila, e per quasi un decennio MMA è semplicemente non esistita come categoria nel pensiero del regolatore.

Il modello italiano delle scommesse sportive si chiama tecnicamente pari sportivi a quota fissa. Significa che il bookmaker fissa preventivamente il moltiplicatore della vincita, l’utente accetta quella quota al momento della giocata, e il risultato della scommessa è indipendente dalle giocate altrui. È l’opposto del totalizzatore, dove il montepremi si divide fra i vincitori. Questo dettaglio tecnico conta perché definisce quali eventi possono finire nel palinsesto del concessionario: serve un evento sportivo riconosciuto, con un calendario certo, e con un esito misurabile in modo univoco.

Per anni, MMA non aveva nessuno di questi requisiti dal punto di vista italiano. Non c’era una federazione nazionale riconosciuta dal CONI fino al 2022. Le organizzazioni internazionali (UFC, Bellator, ONE) erano fuori dal radar regolatorio italiano. Il prodotto sportivo veniva trasmesso in tv e su streaming senza che le autorità lo iscrivessero in nessun palinsesto ufficiale di gioco. Il risultato è una sorta di limbo che dura da vent’anni.

Vecchia ricevitoria di scommesse sportive italiana con insegna a quota fissa

Il mercato totale del gioco in Italia ha superato i 165 miliardi di euro di raccolta nel 2025, con la componente online che vale oltre 100 miliardi. Le scommesse sportive a quota fissa online sono cresciute del 6,3% rispetto all’anno precedente, arrivando a circa 1,7 miliardi di spesa. Sono numeri che descrivono un sistema maturo. Eppure dentro questo sistema l’MMA continua a non avere un suo spazio dichiarato, e il motivo non è normativo nel senso di un divieto: è strutturale, perché nessuno ha mai inserito ufficialmente questo sport nel listino dei concessionari ADM.

Tenete a mente questa differenza fra vietato e non incluso. Tornerà fra qualche paragrafo, quando parleremo di operatori non-AAMS.

Concessioni ADM, panoramica della Fase 2

Provate a immaginare una stanza con 46 inquilini e 52 contratti d’affitto da firmare nello stesso giorno. È in pratica quello che è successo il 13 novembre 2025 a Roma, quando è entrata in vigore la Fase 2 delle concessioni ADM. Per chi mi segue da un po’, quello è stato il giorno più importante per il settore italiano del betting dal decreto Bersani del 2006.

La Fase 2 ha riassettato l’intera architettura del gioco a distanza italiano. ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che vigila sul settore, ha rilasciato 52 concessioni a 46 operatori, alcuni dei quali con più di un titolo (skin diverse della stessa società). Il numero è significativo perché segna un consolidamento netto rispetto al regime precedente, quando le concessioni erano molto più frammentate. La logica del legislatore è chiara: meno operatori, più capitalizzati, con maggiori obblighi di compliance e controlli più efficaci sulle dipendenze.

Il tassello fiscale è il punto che si sente meno in giro ma che muove tutto il resto. Dal 2026 l’aliquota sulle scommesse sportive applicata al GGR (Gross Gaming Revenue, la differenza tra somme giocate e vincite pagate) è del 24,5%. Significa che su ogni 100 euro di margine lordo che resta al bookmaker dopo aver pagato le vincite, lo Stato si prende 24,50 euro. Su un mercato che produce circa 1,7 miliardi di spesa online ed è cresciuto del 6,3% l’anno, parliamo di centinaia di milioni di gettito fiscale. Il segmento retail delle agenzie ha toccato 1,01 miliardi di spesa nel 2025 (+5,8%), con Lottomatica che da sola controlla oltre il 42% del retail e più del 30% complessivo della spesa.

Documento ufficiale di concessione ADM con timbro per il gioco a distanza in Italia

Cosa cambia per chi vuole scommettere su MMA? Concretamente, niente di buono nel breve termine. La Fase 2 è una riorganizzazione della casa, non un’estensione del menu. I 46 operatori concessionari restano vincolati al palinsesto deciso da ADM, e quel palinsesto non include UFC né le altre promotion di MMA. La concessione regola chi può offrire scommesse legalmente in Italia, non quali sport vengono offerti.

Il dettaglio tecnico della Fase 2 e il funzionamento microscopico del bando concessorio meritano una trattazione a sé. Se volete vederla nel dettaglio, ne ho scritto un approfondimento dove ricostruisco passaggio per passaggio il funzionamento del nuovo regime ADM e cosa comporta per il mercato delle scommesse sportive in generale.

Perché l’MMA non compare nel palinsesto AAMS

“Perché non posso scommettere su McGregor da SNAI?” La domanda mi arriva almeno tre volte a settimana, e ogni volta provo a spiegare che la risposta non è quella che il lettore si aspetta. Non c’è un divieto specifico. Non c’è una norma che dice “vietato accettare scommesse su MMA”. C’è qualcosa di più sottile e più strutturale.

Il palinsesto è il listino ufficiale degli eventi su cui un concessionario ADM può accettare scommesse. Lo decide e lo aggiorna ADM stessa, sentite le richieste degli operatori e verificata l’esistenza di criteri tecnici per ogni disciplina: federazione di riferimento, calendario verificabile, regolamento sportivo strutturato, sistema di rilevazione dei risultati attendibile. Sport come calcio, tennis, basket e Formula 1 sono nel palinsesto da sempre. Discipline più di nicchia entrano nel listino con tempi lenti, e solo se qualcuno fa una richiesta formale documentata. UFC, dal punto di vista ADM, è un’organizzazione privata internazionale senza federazione italiana di riferimento riconosciuta storicamente, e fino a tempi molto recenti il sistema regolatorio italiano non aveva strumenti per inserirla.

Le conseguenze pratiche di questa assenza sono tre, e bisogna conoscerle tutte se si vuole capire dove si sta mettendo i piedi.

La prima: nessun bookmaker italiano legale offre quote UFC nel pre-match o nel live. Questo vale per Lottomatica, Sisal, SNAI, Eurobet, Goldbet e tutti gli altri 46 concessionari. Non è una scelta commerciale loro: è il limite del palinsesto. Se domani ADM aggiornasse il listino includendo le promotion MMA, gli operatori potrebbero iniziare ad accettare quelle scommesse il giorno dopo.

La seconda: il fatto che l’MMA non sia nel palinsesto non significa che scommettere su MMA sia un reato per il singolo cittadino. La normativa italiana sanziona l’esercizio non autorizzato dell’attività di raccolta scommesse (l’operatore senza concessione), non il giocatore. Il singolo che piazza una scommessa da un sito non-AAMS non commette un reato penale, anche se è esposto a conseguenze fiscali e a rischi che vedremo più avanti.

La terza: questo vuoto di palinsesto è la ragione esistenziale per cui esiste l’intero mercato delle scommesse non-AAMS rivolto all’utente italiano. Senza questo vuoto, l’80% della domanda italiana di scommesse su UFC sarebbe coperta dai concessionari nazionali, esattamente come succede per il calcio o per il tennis. Il vuoto crea una domanda non soddisfatta, e mercati internazionali con licenze diverse vengono a riempirla.

Schermo terminale di un bookmaker italiano con elenco sport disponibili nel palinsesto AAMS

Regolazione MMA in Italia, panoramica

Quando si parla di MMA italiana, il 99% degli articoli che leggo è ancora fermo a FIGMMA, una sigla che dal 2022 non rappresenta più la realtà istituzionale. Capita anche su siti che si presentano come autorevoli. È un dato che racconta quanto poco l’editoria italiana abbia seguito la riorganizzazione dell’MMA agonistico nel paese.

La storia, in breve, è questa. FIGMMA (Federazione Italiana Grappling e Mixed Martial Arts) era nata il 3 aprile 2009 a opera di Saverio Longo e Vito Paolillo, originariamente con la denominazione FIGR. Per oltre un decennio è stata la sigla di riferimento per il movimento amatoriale italiano. Il problema era che FIGMMA non aveva il riconoscimento del CONI, e questo significava che gli atleti italiani di MMA si muovevano in un limbo: né dilettanti riconosciuti, né professionisti nel senso istituzionale del termine.

Nel 2022 è arrivato il punto di svolta. FIGMMA si è fusa con Federkombat, la federazione degli sport da combattimento (Muay Thai, kickboxing, savate) già riconosciuta dal CONI. La fusione ha permesso all’MMA agonistico italiano di entrare nel perimetro del CONI portando con sé una struttura tecnica già operativa. Da quel momento, Federkombat gestisce il settore MMA in Italia. Nel 2026 c’è una nuova evoluzione: il settore MMA di FIGMMA confluisce in una realtà chiamata MMA ITALIA, mentre il Grappling va in BJJ ITALIA, completando la specializzazione dei rami.

Atleta italiano di MMA durante l'allenamento in palestra agonistica federale

Perché tutto questo conta per chi scommette? Per un motivo meno ovvio di quello che si potrebbe pensare. L’esistenza di una federazione MMA riconosciuta dal CONI è il primo dei criteri tecnici che ADM richiede per considerare l’inclusione di una disciplina nel palinsesto. Federkombat ha eliminato uno degli ostacoli formali. Restano altri ostacoli (l’assenza di una struttura italiana professionale dell’MMA equivalente alla UFC, il fatto che le promotion rilevanti per il pubblico italiano sono internazionali e privatistiche), ma il primo è caduto.

Il movimento amatoriale italiano organizza circuiti regolari, e qualche atleta italiano riesce ad arrivare in UFC. Questa è la storia di un percorso parallelo che resta ai margini del mercato delle scommesse, perché le scommesse rilevanti per il pubblico italiano sono comunque quelle sulle promotion internazionali.

Operatori internazionali, panoramica

“Curaçao”, “Malta”, “Anjouan”. Sono tre parole che chiunque scommetta su MMA dall’Italia ha visto comparire almeno una volta nel footer di un sito. Sono tre giurisdizioni offshore che rilasciano licenze di gioco con criteri, costi e standard molto diversi tra loro, e mettere tutto nello stesso calderone è il primo errore che vedo fare al pubblico italiano.

Funziona così. Un operatore di betting che vuole offrire scommesse a un pubblico globale deve scegliere dove costituirsi e dove farsi rilasciare la licenza che lo abilita. L’Italia, con il sistema delle concessioni ADM, è una opzione: rigorosa, costosa, con palinsesto limitato. Esistono però decine di altre giurisdizioni che rilasciano licenze internazionali, ciascuna con un suo equilibrio tra rapidità di rilascio, fiscalità, obblighi di compliance verso il giocatore. Le tre più comuni nel mercato che intercetta utenti italiani interessati a MMA sono per l’appunto Malta, Curaçao e Anjouan (un’isola dell’Unione delle Comore).

Malta è l’opzione più strutturata. La Malta Gaming Authority è un regolatore europeo, applica criteri di compliance simili a quelli che ci si aspetta da un’autorità UE, ha obblighi di segregazione dei fondi del giocatore, procedure di gestione dei reclami, requisiti antiriciclaggio. Un sito con licenza MGA non è la stessa cosa di un concessionario ADM, ma è qualcosa di molto diverso da un sito senza licenza alcuna. Curaçao è il livello intermedio storico: licenze rilasciate da master license holder con criteri meno rigorosi rispetto a Malta, ma comunque un quadro normativo individuabile. Anjouan è la nuova frontiera, una giurisdizione che dal 2024-2025 ha aumentato significativamente il numero di licenze rilasciate, con criteri ancora in fase di consolidamento.

Bandiere di Malta Curaçao e Anjouan giurisdizioni licenze gaming internazionali

Quello che il giocatore italiano deve capire è che licenza estera non significa senza regole. Significa regole di un altro paese. E significa anche che le tutele del giocatore non passano dall’ADM e non dal sistema italiano di gioco responsabile: passano dall’autorità che ha rilasciato la licenza, secondo i suoi standard. La Malta Gaming Authority offre tutele e ha una giurisprudenza consolidata; Curaçao è migliorato negli ultimi anni con la riforma del 2023-2024; Anjouan è ancora in fase di rodaggio.

C’è una distinzione importante che il pubblico italiano spesso non fa, e che ha conseguenze pratiche. Un sito offerto a utenti italiani da un operatore con licenza estera che non ha concessione ADM non è autorizzato a operare in Italia secondo la legge italiana. L’ADM può ordinare ai provider di telecomunicazioni italiani il blocco del dominio, può inserire l’operatore in una blacklist pubblica, può sanzionare il gestore se questo ha rappresentanti o presenza commerciale in Italia. Tutte queste sono misure rivolte all’operatore, non al giocatore.

Il dettaglio delle differenze giuridiche, fiscali e di tutela tra Malta, Curaçao e Anjouan merita una trattazione tecnica più approfondita. Le ho messe a confronto puntuale in un pezzo dedicato che smonta le tre principali giurisdizioni non-AAMS attive sul mercato italiano.

Rischi del non-AAMS e tutela dello scommettitore

Tre rischi reali, due rischi inventati. Inizio con quelli inventati, perché sgombrare il campo dai miti è la cosa che fa la differenza tra una scelta consapevole e una paura paralizzante.

Mito numero uno: “se mi beccano scommettendo da un non-AAMS pago una multa salata, forse anche il penale”. Non è così. La normativa italiana sanziona l’operatore che esercita la raccolta senza concessione, non il giocatore. Il singolo che scommette da casa propria su un sito non-AAMS non commette un reato e non c’è una sanzione amministrativa specifica nei suoi confronti. Le autorità in pratica non si occupano del giocatore individuale: si occupano dell’operatore.

Mito numero due: “tanto i non-AAMS rubano i soldi”. Generalizzazione pericolosa. Esistono operatori non-AAMS con licenze serie (Malta in primis) che rispettano le procedure di pagamento delle vincite e gestiscono i reclami. Esistono anche operatori non-AAMS senza licenza o con licenze di facciata, e quelli sì che possono creare problemi. La differenza la fa il dovuto livello di approfondimento sulla licenza, non l’etichetta generica “non-AAMS”.

I rischi veri, invece, sono quelli che mi sento di mettere in fila a chi mi chiede consiglio. Rischio uno: assenza delle tutele italiane sul gioco responsabile. Quando giochi su un operatore concessionario ADM, hai accesso al RUA (Registro Unico Autoesclusioni), ai limiti di deposito personalizzati imposti dalla normativa italiana, al numero verde 800 558 822 per chi soffre di problemi legati al gioco. Su un non-AAMS hai gli strumenti di gioco responsabile del paese che ha rilasciato la licenza, che possono essere robusti (Malta) o limitati. Questo rischio è enorme e sottovalutato, considerando che l’ISS stima che tra il 3% e il 5% degli adulti che partecipano a scommesse sportive in Italia sviluppano problemi di dipendenza, su una base di 18 milioni di persone coinvolte nel gioco d’azzardo.

Claudia Mortali, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, lo ha sintetizzato in una frase che a me è rimasta in testa: “Più perdi e più diventi ansioso e più giochi per recuperare. Si entra in un circolo vizioso da cui è difficilissimo uscire”. Non l’ha detta riferendosi ai non-AAMS: l’ha detta sul gioco in generale. Ma le tutele italiane esistono proprio per provare a spezzare quel circolo, e fuori dal perimetro AAMS quelle tutele non si applicano.

Persona consulta documenti del Registro Unico Autoesclusioni RUA dell'ADM

Rischio due: gestione delle controversie. Se hai un problema con un concessionario italiano, hai vie di reclamo definite e l’ADM può intervenire. Con un operatore non-AAMS l’unica autorità a cui rivolgersi è quella che ha rilasciato la licenza, in una lingua diversa dalla tua e secondo procedure diverse. Su Malta funziona, su licenze meno strutturate la realtà può essere frustrante.

Rischio tre: aspetto fiscale. Le vincite ottenute su operatori non-AAMS non sono soggette al regime di sostituzione d’imposta che si applica automaticamente sulle vincite dei concessionari italiani. Vedremo il punto in dettaglio nella prossima sezione.

Tassazione delle vincite per i residenti in Italia

Il fisco italiano e le vincite da gioco: storia di un equilibrio che molti scoprono solo a vincita avvenuta. Quando incasso una vincita su un concessionario ADM, quella vincita arriva sul mio conto già pulita: l’imposta è già stata trattenuta a monte attraverso il meccanismo dell’aliquota sul GGR che dal 2026 è del 24,5%, e per il giocatore non c’è nulla da dichiarare in sede di dichiarazione dei redditi. È un sistema che funziona bene proprio perché è automatico.

Quando la vincita arriva da un operatore non-AAMS, lo schema cambia. Non c’è sostituzione d’imposta a monte. Il giocatore residente fiscale in Italia che incassa una vincita su un sito senza concessione italiana deve gestire la posizione fiscale da solo, secondo i principi generali del nostro ordinamento sulla tassazione dei redditi diversi da gioco. La giurisprudenza tributaria su questo punto si è andata strutturando negli anni e prevede l’obbligo di dichiarazione delle vincite ottenute all’estero o da operatori esteri.

Il dettaglio operativo varia in funzione di diversi fattori: la giurisdizione dell’operatore, l’esistenza di convenzioni contro le doppie imposizioni, l’effettiva movimentazione dei fondi sul conto italiano. Mi limito qui a segnalare il principio: il giocatore residente in Italia che incassa vincite da non-AAMS ha un onere dichiarativo che sull’AAMS non ha. Non è un dettaglio trascurabile, perché in caso di accertamento il rischio non è la vincita in sé ma la mancata dichiarazione.

Aggiungo un dettaglio operativo che faccio fatica a vedere raccontato altrove. I movimenti tra conto bancario italiano e wallet dell’operatore non-AAMS lasciano una traccia tracciabile dalla Banca d’Italia e dalla UIF (Unità di Informazione Finanziaria) per importi rilevanti. Per cifre piccole il problema non si pone, per cifre significative la tracciabilità c’è. Chi pensa che la non-AAMS sia un mondo “invisibile” al fisco italiano si fa un’illusione che può costare cara in sede di controllo. La regola pratica che applico personalmente è semplice: ciò che esce e rientra dal mio conto bancario ufficiale è dichiarato.

Cronologia delle novità 2025-2026

Per chi vuole una fotografia compressa dei movimenti istituzionali del biennio, condenso in cronologia gli snodi che hanno modificato (o non hanno modificato) il quadro italiano sulle scommesse MMA. Sono i fatti, non le opinioni.

Agosto 2025: UFC firma un media deal esclusivo settennale con Paramount+ per 7,7 miliardi di dollari, in vigore dal 2026, che elimina il modello pay-per-view tradizionale. Per l’utente italiano significa che da quest’anno UFC è distribuita sui canali Paramount+, con un cambio strutturale di accesso al contenuto sportivo che ha effetti indiretti sul mercato della scommessa.

13 novembre 2025: entra in vigore la Fase 2 delle concessioni ADM. Vengono assegnate 52 concessioni a 46 operatori. Il palinsesto dei concessionari non viene modificato per quanto riguarda MMA: rimane fuori. Le condizioni economiche e fiscali del sistema vengono ridefinite, con l’aliquota GGR fissata al 24,5% per il 2026.

Novembre 2025: viene firmato l’accordo tra TKO Group Holdings (proprietaria di UFC) e Polymarket, prima integrazione di un prediction market direttamente nel live broadcast di una lega sportiva di primo livello. È un fatto rilevante perché Polymarket non è un bookmaker tradizionale ma una piattaforma di mercati di previsione, e apre uno scenario alternativo al modello bookmaker classico.

1 novembre 2025: UFC Vegas 110, incontro Dulgarian-Del Valle. Le quote di Dulgarian si muovono da -250 a -154 nelle ore precedenti il match a seguito di attività anomale rilevate da IC360 (Integrity Compliance 360), il partner UFC per il monitoraggio dell’integrità delle scommesse. È un episodio che ha riportato all’attenzione internazionale il tema della betting integrity in MMA.

Gennaio 2026: UFC annulla preventivamente l’incontro Michael Johnson vs Alexander Hernandez a UFC 324 dopo un red flag dello stesso servizio di integrity monitoring. È la prima volta che un match viene cancellato proactivamente per tutela del mercato.

2026: il settore MMA di FIGMMA confluisce nella nuova realtà MMA ITALIA. Federkombat conserva il ruolo di interlocutore principale del CONI per gli sport da combattimento. Il quadro normativo italiano sulle scommesse MMA, alla fine di questa sequenza, è formalmente immutato rispetto al 2024: l’MMA resta fuori dal palinsesto AAMS, gli operatori non-AAMS restano la via di accesso non autorizzata, le tutele del giocatore italiano restano quelle del sistema ADM solo per chi gioca su concessionari nazionali.

Cosa cambia con la Fase 2 delle concessioni ADM entrate in vigore il 13 novembre 2025?

La Fase 2 ha riassegnato 52 concessioni a 46 operatori e ridefinito il quadro fiscale, con aliquota sul GGR fissata al 24,5% dal 2026. Il palinsesto MMA non è stato modificato: le scommesse su UFC restano fuori dal listino dei concessionari italiani. La riforma riguarda la struttura del mercato e gli obblighi degli operatori, non l’estensione delle discipline sportive offerte.

Perché i siti AAMS non offrono scommesse su UFC e MMA?

Non esiste un divieto specifico. L’MMA semplicemente non è inclusa nel palinsesto ADM, che è il listino ufficiale degli eventi sui quali i concessionari possono accettare scommesse. Per anni MMA non aveva una federazione italiana riconosciuta dal CONI, prerequisito tecnico per l’inclusione. Federkombat dal 2022 ha colmato questa lacuna, ma altri ostacoli strutturali persistono e UFC resta fuori palinsesto.

Quali rischi corro scommettendo su un operatore non-AAMS dall’Italia?

I rischi principali sono tre. Primo: assenza delle tutele italiane sul gioco responsabile, come il RUA e i limiti di deposito previsti dalla normativa ADM. Secondo: gestione delle controversie subordinata all’autorità estera che ha rilasciato la licenza, con difficoltà linguistiche e procedurali. Terzo: onere dichiarativo fiscale sulle vincite, che con i concessionari italiani è automatico ma con i non-AAMS ricade sul giocatore.

Federkombat ha sostituito FIGMMA per l’MMA agonistico italiano?

Sì, dal 2022. FIGMMA si è fusa con Federkombat per ottenere il riconoscimento CONI, che FIGMMA da sola non aveva. Federkombat è oggi la federazione di riferimento per gli sport da combattimento in Italia, MMA compresa. Nel 2026 il settore MMA confluisce nella nuova realtà chiamata MMA ITALIA, completando il processo di specializzazione dei rami federali.

Prodotto dalla redazione di «Scommesse mma ufc».

Schermata di un sito di scommesse UFC con quote moneyline su un main event MMA
Migliori siti scommesse MMA UFC 2026: criteri di valutazione | Quotagon

Come scegliere un operatore per scommesse UFC nel 2026: criteri di palinsesto, margine bookmaker, cashout,…

Bordo dell'ottagono UFC con dettaglio del logo e atmosfera prima del fight
Tipi di scommesse UFC: moneyline, method of victory, prop bet

Tutti i mercati di scommessa UFC spiegati: moneyline, method of victory, round totals, fight goes…

Tabellone luminoso con quote UFC su un main event in movimento prima del fight
Quote UFC, line movement e value betting: leggere il mercato

Come si formano le quote UFC, perché si muovono prima del fight, come calcolare implied…